domenica 11 giugno 2006

"Vieni, devo farti vedere una piccola sorpresa..." mi dici prendendo la mia mano e tirandomi verso il letto. Non posso neanche immaginare di cosa si tratti, forse  un nuovo vestito, forse un paio di scarpe. Mi fai sedere a terra, mentre tu ti siedi di fronte sul bordo del letto. Ti sollevi la gonna e noto che non hai le mutandine. Niente male come inizio. Ma è tutta qui la sorpresa? "Non noti niente di strano?" mi dici, mentre allarghi le gambe e appoggi i piedi nudi al bordo del letto. La tua figa si schiude pian piano come una rosa, vengono fuori le piccole labbra. Sono leggermente lucide. Sei bagnata. La cosa deve eccitarti molto. Un istante dopo noto uno strano sbrilluccichìo sul tuo clitoride. E' un piercing. Una pallina di  metallo che ti trafigge. Una stella argentea nel paradiso di carne. "Ti piace?" mi chiedi. Senza parlare, mi avvicino col volto alle labbra. Sento il tuo odore di donna, eccitata dalla novità. Eccitata davanti a me. Perché sai che come un leone sto per sbranare la mia preda di carne cruda. Viva. Voglio succhiarti. Leccarti. Insinuare la mia lingua dentro di te. Ti sdrai con la schiena sul letto, con le gambe aperte e i piedi appoggiati al bordo. Hai le unghie laccate di nero. Troppo invitanti per me. Ti lecco le dita dei piedi e con le dita percorro la pelle liscia della tua figa. Poi tra le labbra già bagnate. Spalmo il tuo clitoride dei tuoi stessi umori. Perché possa sentire il tuo sapore mentre sono intento a succhiarlo. E' quello che voglio adesso. Il tuo clitoride è duro e gonfio, tira tra le labbra, è pieno di sangue e deve essere succhiato. Imbocco clito e piercing e succhio. Il sapore di  metallo e di figa insieme mi inebria l'anima. Raccolgo il dolce del tuo miele tra le tue labbra, di tanto in tanto. Ogni volta che lecco una figa mi sembra più dolce di quella precedente. E' il frutto del peccato, più dolce che mai. Salgo su e ti lecco i capezzoli, mentre mi slacci la cintura di cuoio e mi tiri giù i pantaloni e i boxer. Il mio cazzo è asciutto ma tu non vuoi bagnarlo. Me lo prendi. Tiri giù tutta la pelle. Lo afferri per la cappella e te lo punti sulla figa. E' abbastanza fradicia per tutti e due. Infatti entro nel tuo sesso caldo. La cosa mi eccita ancora di più, infatti mi si indurisce ulteriormente, mi si gonfiano tutte le vene. Sento la cappella che sta per scoppiare. Ma insisto con un lento andirivieni, mi cingi la vita con le tue gambe. I tuoi piedi nudi laccati di nero che serrano la morsa di questa sublime scopata. Sento colare il tuo succo sulle palle, sul tuo buco del culo. Non ce la faccio a resistere, mi stacco e scendo a leccartelo. Non ti dispiace, infatti mi appoggi la mano dietro alla nuca e premi, così che il mio naso possa per un momento sostituirsi al mio cazzo. Mentre mi gusto un boccone tutto speciale. Te la godi con i piedi appoggiati sulle mie spalle. Mi reclami e mi inviti a salire di nuovo. Rientro nella tua figa e ti sbatto con decisione, facendo attenzione a strofinarti la cappella sulla parte superiore interna della vagina. Se esiste un punto G l'ho trovato, porca troia. Infatti i tuoi gemiti diventano grida. Mi pianti le unghie nella schiena, sul culo e mi spingi mai sazia. Ti sento venire ma non mi fermo, devi staccarmi tu se vuoi e infatti continuo e continuo. Stacchi la morsa delle gambe, le allarghi e mi spingi via con due mani. Mi prendi il cazzo in mano, scivoloso per la tua crema dolce e inizi a pompare con la mano su e giù, su e giù, io sento che sto per venire e tu ti punti il cazzo sulle tette. Escono i primi getti, li vuoi sui capezzoli, poi sul viso, sulla bocca, sul naso, sugli occhi, io cado inginocchiato davanti alle tue gambe aperte, con la faccia sulla tua figa, mentre tu ti godi il mio succo spalmandotelo addosso. Togli gocce della mia sborra dal tuo viso e le assaggi. Adesso sai che anche il mio sapore è dolce.

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