martedì 25 luglio 2006
Rovente, questo pomeriggio d'estate. Me ne sto completamente nudo sul letto a godermi il fresco delle lenzuola. Ti vedo arrivare, sali sul letto all'impiedi e resti così a farti ammirare. Ti fermi all'altezza del mio viso. Ti accovacci. Te la apri. Mi inviti a guardare. Mi infili un dito in bocca, mi prendi la lingua e la tiri fuori. Allarghi un po' le gambe e ti abbassi sul mio viso, invitandomi silenziosamente a leccare. Resti così a goderti il mio pasto, con i capelli bagnati che ti sfiorano la schiena, in preda ai brividi di freddo e piacere. Sai di buono. Annuso il tuo pube, mentre con la bocca affondo nella tua morbida figa, calda e profumata. Le tue mani sul mio viso ad accarezzarmi mentre svolgo il mio compito con meticolosità. Sono calde le tue mani. Le tue dita mi trasmettono la tua passione. Odorano di te. Ti alzi e sostituisci le labbra con quelle della bocca. Mi baci. Ti rialzi e con un piede mi accarezzi il petto. Poi scendi al ventre lentamente. Arrivi al mio cazzo ormai di pietra. Con le dita dalle unghie smaltate di scuro tiri giù la pelle che ricopre la cappella. Scendi sotto alle palle e col collo del piede mi fai sentire il tuo calore. Ti giri e mi dai le spalle, mostrandomi le tue splendide forme. Le vedo aprirsi mentre ti abbassi. Sento che afferri il mio cazzo con una mano e lo punti verso la tua apertura di femmina. Ti siedi su di me. Scivolando. Piano. Fino alla base. Vedo i tuoi capelli stendersi quasi a voler raggiungere il tuo culo. Ma lo fanno le mie mani. Sui fianchi ti afferro con forza. E tu ti abbandoni ad un lento dondolìo. Con la vagina mi culli l'anima. Mi appoggi il palmo della mano sulle palle, quasi a volerne sentire le contrazioni. Il ritmo resta lo stesso. E' lento e dolce. Sei bollente, come me. Senti che sto godendo dal mio respiro caldo che ti accarezza la schiena. Sento che stai godendo dalle contrazioni della tua vagina che mi avvolge stringendomi. E con questo movimento costante che libero i miei fiotti dentro di te. Tu continui. Sempre più lenta. Accogli il mio liquido denso nel tuo ventre, lo lasci colare su di me, mentre continui a muoverti sensuale. Ti alzi e ti stendi accanto a me. E ci godiamo il fresco di queste lenzuola.
giovedì 13 luglio 2006
E ci ritroviamo da soli, in questa casa vuota col sole che filtra dalle finestre a sporcare questa dolce penombra. Io e te, partiti con un'ora di anticipo sul gruppo dei nostri amici che ci raggiungeranno per questo fine settimana al mare. Siamo finalmente arrivati, stanchi e accaldati. Ti vedo entrare nella tua stanza e mentre stai per disfare le valigie, in un attimo sono dietro di te. Senti il calore del mio corpo. Delle mie labbra sul tuo collo. Ti annuso e sento il tuo profumo di donna. Tu stai al gioco e fai mezzo passo indietro. Siamo a contatto. Un contatto sensuale e animalesco, ti strofini con la schiena sul mio torace. E con il tuo culo per tutta la lunghezza del mio cazzo. E siamo ancora vestiti. Ti pieghi in avanti sollevandoti la gonnellina leggera. Ti scosto il perizoma e ti trovo calda e sudata. Lucida di eccitazione. E sempre impeccabilmente depilata. Mi avvicino piano con il viso, divaricandoti un po' le gambe. La prima leccata senza toccarti con nient'altro che con la lingua. Ti apro le labbra della figa con la bocca. E affondo lentamente. Tu non resisti e con le mani ti divarichi i glutei. Con un movimento osceno e volgare inizi a strusciare il buco del culo sul mio naso e sulle mie labbra. Vuoi sentirmi tuo, vuoi il tuo odore su di me. Così che tutte le altre femmine "sentano" l'appartenenza. Nonostante tu sappia benissimo che non ho predatori, ma soltanto prede. Ma questa è la mia passione. E allora ti lascio giocare. E strusciare. E lavare il viso con la tua figa. Che strofini su di me, sulla mia faccia. Vuoi che sia chiara la voglia di scoparmi. Il mio cazzo sta per esplodere, tanto è duro. Mi alzo e ti spingo giù in ginocchio. Ti ordino di masturbarti, di infilarti due dita nella figa. Intanto mi abbassi il boxer e afferri il mio cazzo semi aperto. Con la lingua aperta bagni attorno alla porzione di cappella scoperta, in modo da agevolare la completa apertura del mio uccello. Come il pennello di un cosmetico, ti passi la cappella su tutto il viso. In particolare sulle labbra, sulle guance e sotto al naso. Ti eccita l'odore di maschio eccitato, misto a quello della tua saliva, che lubrifica copiosa la mia asta fino alle palle. Mi infili la lingua sotto alla base e la fai scorrere tra i coglioni, mentre con quelle belle dita sottili dalle unghie curate ti passi tra le dita la mia cappella unta di te. Ti prendo per la vita e ti spingo sul letto. Ti tiro su la gonna e ti strappo via il perizoma insignificante. Abbasso la cappella, che per l'erezione punta verso l'alto e ti penetro. La tua figa è calda e morbida come il burro, affondo fino alla base, facendo in modo che la cappella strofini sulla parte anteriore della tua vagina. Devo trovare il punto del tuo massimo godimento. Mentre io mi godo te, le tue splendide gambe, i tuoi piedi, le tue caviglie che tengo ben salde tra le mani. Ti vedo disfarti del reggiseno e mi tuffo a leccarti i capezzoli, poi le tette, te li mordo e te li tiro con i denti, mentre il mio cazzo continua il suo lavoro. Dentro e fuori, ogni tanto mi diletto a sfilartelo dalla vagina e strofinartelo tra le labbra e sul clitoride, fino a che non resisti, fino a quando lo afferri e te lo sbatti di nuovo dentro e mi cingi la vita con le gambe gridandomi di scoparti forte. Quando ti sento stringere di più e sento che stai venendo, ti sento tremare, con le unghie mi graffi il petto, allora mi lascio andare e ti sborro due fiotti dentro alla figa. Poi però devo donarti il premio. Così mentre vengo, sfilo il cazzo e al suo posto ci metto tre delle mie dita che continuano a scoparti. Velocemente avvicino il mio cazzo al tuo viso e, continuando a smanettare, ti regalo la sborra restante schizzandoti sul volto, mentre ti sento gemere e gridare per l'orgasmo che continua a travolgerti. E adesso lecchiamoci. Ci giriamo su un fianco, con le bocche rivolte verso i nostri rispettivi sessi e ci ripuliamo come due felini. Finché c'è tempo. Finché siamo soli.
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